cornice in alto a sinistra L'arte della pesca














 

Ami

Amo

I primi materiali impiegati per la costruzione di ami da pesca furono l'osso di varie specie di animali, conchiglie e spine naturali che fungevano da uncini, ma probabilmente il materiale più antico fu il legno. Si sa che anticamente pescatori britannici usavano uncini ricavati dal biancospino. Sono invece stati ritrovati disegni degli indiani d'America in cui vengono raffigurati ami ricavati dal becco di aquile o da artigli di falchi. Ami molto antichi prodotti in pietra sono stati ritrovati in varie isole del Pacifico e lungo la costa del Cile, ma anche alla Grecia si devono importanti ritrovamenti. In Italia sono stati ritrovati pezzi molto antichi a Pompei e a Ercolano, alcuni in ottime condizioni, veri capolavori di artigianato. Gli ami da pesca dell'età della pietra più interessanti sono senza dubbio quelli in osso anche se la deteriorabilità di questo materiale fa sì che siano difficilmente reperibili in buone condizioni, ma soprattutto è difficile stabilirne l'età. Qualche amo in osso in buone condizioni è stato ritrovato in Palestina e in Egitto, il più antico di questi ultimi risale a circa 9000 anni fa. Anche nei paesi nordici sono stati ritrovati ami in osso antichi di circa 8000 anni. Solitamente gli ami in osso erano costruiti con due sistemi: il primo consisteva nel legare insieme due pezzi per darne la forma voluta, oppure potevano essere ricavati da un pezzo unico levigato ovviamente a mano fino ad ottenere la forma voluta. Il rame fece la sua comparsa circa nel 4000 avanti Cristo, seguito dal bronzo e più tardi dal ferro, fino ad arrivare all'acciaio, modificandone radicalmente la forma. Gerogrifici Egiziani di circa 2000 a.c. raffigurano pescatori con ami ben visibili e non lontanissimi come forma da quelli attuali, mentre sappiamo per certo che nel 44 a.C. i Romani, quando invasero l'Inghilterra pescavano nel Tamigi con una mosca da salmone denominata Plumme. Imperatori romani come Augusto e Traiano erano grandi pescatori. Al British Museun di Londra e custodito un bassorilievo egiziano risalente al 1400 a.C. che raffigura un pescatore con una visibile imitazione di farfalla (l'inizio della pesca a mosca???). L'amo da pesca in ferro più antico viene custodito in un museo in Norvegia e si pensa risalente all'anno 400, ma la collezione più completa di ami da pesca antichi è probabilmente quella del museo di Monaco in Germania. Qui si possono ammirare ami Neozelandesi in osso prodotti dai Maori, splendidi pezzi artigianali degli indiani d'America oltre a un buon numero di ami da mare per la pesca degli "Alibut" prodotti dagli eschimesi e ancora in perfette condizioni.
Prima dell'invenzione della stampa è difficile trovare raffigurazioni di ami da pesca se non in qualche manoscritto del Medioevo. Qualche buon riferimento lo troviamo nel manoscritto inglese risalente alla prima metà del XV° secolo "The hours of Catherine of Cleves", qui ci sono disegni per la costruzione artigianale degli ami da pesca. Altro scritto importante è il "Waidmeryk". Quest'ultimo, stampato nel 1531, è considerato il libro di pesca più antico della Germania, ma è però nel 1496 con l'uscita del" Book of St. Albans" che un intero capitolo viene dedicato agli ami da pesca, descrivendone la forma e i consigli per la fabbricazione, e consigliando gli aghi come la migliore materia prima da utilizzare. Aghi da cucito modificati vennero infatti usati da molti pescatori e per molto tempo un po' ovunque. A tale proposito viene subito in mente la storia della ditta inglese Millward, che da produttrice di aghi passò più tardi alla produzione di ami e attrezzature da pesca con ottimi risultati. Nel 1653 Izaak Walton nel suo "Compleat Angler" consiglia di rivolgersi, per l'acquisto di ami da pesca, al famoso Charles Kirby di Londra, allora considerato il migliore artigiano d'Inghilterra dell'epoca.

 

 
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